The Astounding Eyes of Rita: Anouar Brahem e l’arte del silenzio che canta.
Ci sono dischi che non chiedono attenzione: la pretendono, con la forza gentile della profondità.
The Astounding Eyes of Rita di Anouar Brahem, pubblicato da ECM Records, è uno di questi. È un album che ho ascoltato più volte, tornando spesso al brano omonimo, The Astounding Eyes of Rita, lasciandomi attrarre — quasi ipnotizzare dalle atmosfere nordafricane e tunisine che questo straordinario artista riesce a evocare.
Non sono un purista del genere, e forse proprio per questo l’ascolto è stato ancora più potente: libero da aspettative, aperto all’esperienza.
Pubblicato nel 2009, un anno dopo la morte di Mahmoud Darwish — figura centrale della letteratura palestinese e intellettuale impegnato, eletto anche nel Comitato Esecutivo dell’OLP — l’album prende il titolo da una sua poesia.
Una scoperta, nel mio caso, arrivata attraverso la musica prima ancora che attraverso i libri.
Un disco che è anche una dichiarazione morale
The Astounding Eyes of Rita non è soltanto un capitolo importante nella discografia del grande oudista tunisino.
È una dichiarazione morale e politica, ma senza slogan, senza proclami.
Come nei versi di Darwish, anche qui convivono amore, perdita e violenza, in un equilibrio fragile e carico di tensione emotiva.
La causa palestinese — già allora al centro delle fratture mediorientali — diventa terreno fertile per una contaminazione profonda tra musica e poesia, capace di generare opere di grande densità espressiva.

Anouar Brahem: l’oud tra tradizione tunisina e jazz contemporaneo

- Klaus gesing – clarinetto basso e del sax soprano
- Björn Meyer – basso
- Khaled Yassine – percusionista.
Anouar Brahem non è mai stato un semplice “ponte” tra Oriente e Occidente.
Il suo percorso artistico è piuttosto una ricerca rigorosa dell’essenzialità.
Un tezetto che francamente non conoscevo, ma che potrebbe far pensare a un classico album jazz ECM, in realtà costruisce uno spazio sonoro ibrido, dove la modalità araba (maqām) si intreccia con e tradizioni popolari. e il jazz di Klaus gesing, senza mai perdere identità.
È una mediazione geografica, culturale e sonora, anche se Anouar Brahem in questo bell’ articolo dell’Espresso sembra non voler sentir parlare di World music. Leggete l’intervista è di qualche anno fà , ma molto interessante.
Un disco politico senza retorica
La musica di Brahem è profondamente politica, ma mai dichiarativa.
Nasce in un contesto segnato da guerre, migrazioni e fratture culturali, e ne riflette l’inquietudine senza cadere nella retorica.Le composizioni sono lente, meditate, costruite su pause e sospensioni.
Qui il silenzio non è un vuoto, ma un gesto consapevole.
Ascoltare questo disco significa accettare un tempo diverso, opposto alla frenesia e alla saturazione sonora del presente.

L’estetica ECM e la profondità del suono
La produzione ECM è, come sempre, impeccabile.
Dicono che il suono sia nitido, spazioso, tridimensionale: ogni strumento respira, ogni nota ha un peso specifico.
Ma ciò che colpisce davvero è la coerenza estetica.
The Astounding Eyes of Rita si inserisce perfettamente nella tradizione ECM di jazz contemplativo, musica colta contemporanea .
Non è un disco immediato.
È un disco che cresce con l’ascolto, rivelando strati sempre nuovi.
Perché ascoltare The Astounding Eyes of Rita oggi.
Questo album è consigliato a chi:
- ama il jazz europeo e contemplativo
- è interessato alla musica tunisina e nordafricana.
- cerca una musica che dialoghi con poesia, politica e memoria
- considera l’ascolto un atto consapevole, non un semplice sottofondo
Anouar Brahem ci ricorda che la musica può ancora essere uno spazio di riflessione.
E che, a volte, le note più importanti sono proprio quelle che non vengono suonate.

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